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Diamo uno sguardo al Futuro Prossimo della tua gelateria?

Un computer crea e inserisce contenuti (foto- video) al posto tuo sulla pagina facebook della gelateria e su qualsiasi altro tuo canale social. Non è poi tanto lontana questa realtà. Si fa un gran parlare di BOT (software che vengono inseriti in servizi di assistenza alla clientela, (e non solo) che sono impossibili da distinguere.

Già ora non sai se in chat stai discorrendo con un essere in carne ed ossa oppure con un microchip. esistono dei tool (strumenti) che ti permettono di programmare i post che metti sui vari social. esistono programmi che inviano automaticamente le mail che scrivi, ed addirittura siamo già arrivati a programmi che una volta impostati mettono like (mi piace) e commenti (pre-impostati) sulle foto ed i video dei tuoi fans ( o persone che hanno i tuoi stessi interessi).

Ma finalmente arriverà il momento che non ti dovrai più preoccupare di creare il post (contenuto) o scattare foto. Già ora una percentuale vicina al 10 % dei contenuti di wikipedia sono scritti da computer che sfruttano algoritmi  basati su articoli precedenti. E non sono gli unici.

[in informatica, un algoritmo non è altro che un semplice procedimento che permette la risoluzione di specifici problemi mediante l’applicazione di una sequenza finita di precise istruzioni che, a loro volta, devono essere interpretate ed eseguite fino alla loro conclusione seguendo un ben preciso ordine.]

Washington post e molte altre agenzie di stampa americana si stanno attrezzando per far produrre articoli e contenuti ad un software. Vista la velocità con cui si propaga la tecnologia pensi che  ci vorrà molto prima che si presenti nella tua gelateria qualcuno che voglia venderti un programma come questo?

Quello sarà il momento in cui sarai fregato definitivamente.

Si perchè tutti vorranno un software che ti crea i contenuti. L’idea è anche figa perchè ti toglie il pensiero di cosa scrivere nel tuo sito, su facebook, instagram, tanto ci pensa lui, il computer. Ma su cosa si baserà questo programma?

Si baserà su articoli e contenuti già scritti, postati da gelatieri, in passato, di fatti gia avvenuti e si troverà a descrivere il tuo lavoro facendo una sorta di copia e incolla un po più evoluto, forse anche molto più evoluto.

Però i contenuti creati per te saranno molto simili ai contenuti di altri tuoi concorrenti. Bada bene che non sto dicendo che sarà uguale quello che creeranno e posteranno, ma sarà uguale l’impronta e la personalità. Si perchè un computer è bravo ad elaborare e creare sulla base di impostazioni pratiche, fatti avvenuti, ma non può assolutamente dare nessuna impronta di personalità. Non può scrivere con sentimento, passione, slancio emotivo. Può solo fare copia, rielabora, incolla.

E’ inutile far finta di niente, il Futuro sta arrivando al Galoppo!

Naturalmente diciamo che abbiamo ancora 1-2 anni forse meno, prima che si verifichi questa cosa, ma quando accadrà vuoi essere preparato? vuoi trovarti un passo, forse due avanti a tutti? Preoccupati di creare contenuti che vadano oltre una fredda foto o un video sbiadito. Inizia a percorrere una strada che  racconti il tuo gelato.

Forse ancora non te ne sei accorto, ma quello che sta facendo già ora la differenza in un contenuto di successo è quello che racconti, con un video,una frase, una foto, è quello che il tuo pubblico vorrebbe vivere, che per un motivo x non può o non vuole fare, ma tu con Il tuo modo di raccontare, gli fai vivere.

Si stancheranno presto della tua simpatia, del tuo sorriso, delle tue barzellette, del tuo “Sono migliore di quello là”. I tuoi clienti, tra I quali ci sono anche io, vogliono sapere che dove comprano il gelato, ci sia una persona come loro,  o come vorrebbero essere, che vive una storia che vorrebbero vivere.

Questi concetti probabilmente ti suoneranno un pò strampalati, ma anche a Galileo lo condannarono per aver detto che la terra è rotonda.

Renato

Amico gelatiere, sorridi ed inizia a raccontarti.

Ognuno di noi ha un ricordo dolce o amaro legato al gelato. Tra chi lo mangia e chi lo produce esiste questo filo che spesso si interrompe. I gelatieri spesso dimenticano di avere il potere di emozionare con la loro arte.

Come Racconti il tuo gelato?
Lo racconti a parole? Con una foto? Con un video? Lo fai assaggiare? Degustare in accostamento ad un altro gusto? Ti dimentichi di proporlo in inverno? Lo racconti? E il tuo racconto è avvincente? Lo sapevi che sei uno scrittore di gelato? Sei uno scrittore di successo?

Tutti i siti internet delle gelaterie sono senza utilità commerciale. Quando il tuo cliente ti cercherà in rete, troverà un sito vetrina noiosissimo e una pagina Facebook uguale a tutte le altre. Questo lo deluderà, perchè anche se sarai stato bravo a fargli mangiare un ottimo prodotto, stai perdendo l’occasione di fidelizzarlo maggiormente e lo esponi al canto delle sirene dei tuoi concorrenti.

 Avere una strategia narrativa completamente diversa dalla totalità dei concorrenti, è sicuramente l’arma in più nella promozione della tua attività. Gli strumenti che usi per quanti fighi non servono a nulla se non li riempi di qualcosa che interessa al tuo cliente.

Il marketing (che brutta parola😢), fa leva da sempre sulle emozioni. Premesso che spero che fino ad ora hai raccontato solo cose vere, in gelateria fino ad oggi hai raccontato una storia, ma cosa hai detto ai tuoi clienti e soprattutto come l’hai detto?

Il risultato che stai ottenendo positivo o negativo che sia, è figlio delle emozioni che hai innescato. Entra nell’ordine di idee che non è la qualità del tuo gelato ( che deve esserci a prescindere), ma come lo racconti che fa la differenza.

Qualcuno una volta ha definito l’essere umano come un “animale narrativo”. Sempre alla ricerca di un pubblico a cui raccontare la propria storia. Ma non sempre la nostra storia interessa a qualcuno. Ed allora per trovare il giusto pubblico è importante rivolgersi a chi ha le nostre stesse passioni.

Ma anche se individui il tuo pubblico non riuscirai mai a raccontargli bene la tua storia fin’che non entri veramente nella sua mente. Fin’che non diventi un tutt’uno con lui.

Tu hai un pubblico al quale puoi raccontare la tua storia, è ha anche un’animo sensibile,  pronto all’ascolto. Un pubblico che vuole conoscere chi gli dà quel cono gelato che tanto gli piace. Un pubblico fatto di mamme che guardano i loro bimbi impiastricciarsi di gelato al cioccolato. Impiegati che fanno del gelato il loro pasto pausa pranzo. Golosi che godono con doppia panna e copertura cioccolato.

Foodies che stanno attenti a come glielo prepari, Fidanzatini che si fanno il selfie davanti ad una coppa con due cucchiaini, Autisti di autobus che scendono al volo per quel gelato che li aiuta a sopportare i viaggiatori.

inizia ora a raccontarti. Inizia a guardare il tuo pubblico con occhi nuovi, Inizia ora a guardare la tua professione di artigiano imprenditore. con occhi nuovi. Metti il fuoco che ti anima sotto gli occhi di chi mangia il tuo gelato e resta li a goderti lo spettacolo di un pubblico che giorno dopo giorno ti ama sempre più.

Accedere al futuro prima degli altri è un dono

Nel 2005 cercavo un lavoro da fare on line da casa e mi proposero herbalife che però ancora non era strutturata per essere gestita completamente on line. Ne vedevo le potenzialità ma continuavano a dirmi che dovevo bussare alle porte.

Oggi herbalife è una realtà on line del network marketing.

Nel 2011 mentre ero commerciale per un grossista che rifornire gelaterie e insistetti non poco perché si concentrassero sul dare vita ad un e commerce. Oggi dopo 5 anni ogni azienda del settore con fatturati in crescita  sta sviluppando un proprio e commerce

Nel 2013 ho dato vita alla mia attività di consulenza marketing per gelaterie andando contro tutto il mondo che sosteneva bastasse fare un prodotto di “qualità”. Oggi iniziano a spuntare  consulenti marketing per gelaterie.

Nel 2015 ho attaccato la monotonia della comunicazione delle gelaterie fatta di foto di vaschette colorate e basta.

Ho anche spiegato che gli algoritmi di facebook danno maggiore visibilità a contenuti che fanno soffermare i visitatori per più di 5 secondi. E questo avviene con i video  Oggi ogni pagina facebook di gelaterie si sforza di girare video oltre che foto. Il risultato è  molto lasciato all’improvvisazione, ma almeno ci provano.

Oggi sto rompendo i cosidetti dicendo che  i contenuti sia on line ma soprattutto offline devono raccontare la storia della gelateria. Costantemente ogni giorno per sempre. E che sia una storia che coinvolga il cliente consumatore…non solo una cronologia di eventi.

Non lo sò. ..magari tra un anno vieni a dirmi che vuoi creare una tua strategia di contenuti per raccontare la storia della tua gelateria. Peccato che tutti vorranno fare la stessa cosa ed avrai perso il tuo vantaggio nei confronti della concorrenza.

Cosa stai trascurando nella tua gelateria?

Domenica con tanto vento e tanta pioggia, dove siamo andati con Simona? Ebbene si, all’IKEA!!!

E a quanto pare non c’eravamo solo noi, ma anche altre svariate migliaia di persone che non volevano passare la domenica a casa. Anche perchè parliamoci chiaro: IKEA è la fabbrica dei sogni di tutti noi. Con quei nomi tutti strani che a pronunciarli sembrano parolacce, ma che vengono portati da mobili e complementi d’arredo con tanta grazia.

Amo andarci perchè sogno ogni volta di rivoluzionare l’arredo di casa, ma il sogno finisce quando inizio a realizzare che devo montarmi tutto da solo. E allora ci limitiamo  a comprare piatti, bicchieri, qualche biscotto e soprattutto prendiamo un muffin con cacao, goccie di cioccolato e cuore di similnutella. Non ci chiediamo se è sano e di qualità. Ci piace ,ce lo mangiamo e ce lo godiamo!

C’è di buono che hanno tutti i bagni che vuoi e prima di rimettersi in macchina facciamo una capatina. Ora voglio fare una domanda ai maschietti che stanno leggendo: Ma quando fate pipì e per così dire vi liberate, non vi viene da alzare la testa? Penso di si perchè altrimenti non si spiega perchè spesso e volentieri non facciamo centro e veniamo accusati di usare lo strumento come un idrante in un incendio.

Allora, non è il mio caso. Sono paragonabile ad un cecchino è per questo che qualche volta distolgo lo sguardo, ed oggi mi è successo di guardare le griglie dell’areazione dentro quel bagno. Completamente ostruite da polvere e laniccia. Ammetto che questo per me è ormai un riflesso condizionato dal lavoro che ho fatto in una vita precedente. per circa 3 anni ho camminato a naso in sù perchè avevo il compito di trovare e pulire le griglie di areazione dentro un ospedale.

Ho iniziato a chiedermi perchè non le pulissero. Si sono dimenticati? pagano una ditta che non si dimostra seria? Risparmiano sulle norme igeniche? Hanno altre priorità? Qualunque sia la risposta giusta, sicuramente è una negligenza. Io ho notato la cosa perchè era il mio lavoro.

E se la stessa cosa succedesse dentro una vostra gelateria? E se aveste il pavimento con dei mattoncini staccati, non credete che tra i vostri clienti ci siano dei mattonatori che noteranno la trascuratezza? E se la vetrina è piena di ditate, vuoi che non ci sia una mamma fissata con la pulizia che nota la cosa? oppure un elettricista che vede una lampadina fulminata o un filo scoperto, o un istallatore che vede un condizionatore vecchio arruginito con i filtri sporchi, o un disinfestatore che guarda negli angoli e vede le trappoline, o un operaio  che vede la perdita d’acqua che viene dal piano di sopra e che macchia il controsoffitto? E se il conista dice ciao ad un nuovo cliente dandogli del tu? che ne sai che quello non è un generale finanziere permaloso?  ( scherzo, io amo i finanzieri).

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L’associazione trascuratezza con la qualità di quello che produci  avviene immediatamente nella mente del cliente. La realtà della tua gelateria è questa. Stai attento su tutto e la gestisci con tanto amore, ma molto spesso ti dimentichi dei particolari, proprio quelli che fanno la differenza.

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Ah, vale anche se servi al pubblico con la parannanza di Giggetto er trucidone de trastevere…

I love you.

Renato

La mia guerra del gelato

Chi sta vincendo questa guerra?

Fino al 2008 il gelato per me era solo buono o cattivo. Ero cresciuto con il gelato di Sergio il pasticcere, e quando mio padre ci portava a spasso per Roma, il cremino di Fassi era un must. Onestamente non sono stato mai un amante del gelato artigianale (inteso come gelato sciolto e non confezionato). Quando ho raggiunto la liberta finanziaria della prima paghetta, 10000 lire a settimana, la prima spesa è stata 4 mega pastarelle (non mignon), da Jolì. Tutt’ora è davanti la parrocchia dove andavamo a messa la domenica, ed il profumo aveva un effetto simile al suono del pifferaio magico con i topi.

E quindi le prime lire le ho spese là. Poi ricordo di aver speso molto in pizza e patatine, ma il gelato è un ricordo molto più debole in fondo alla memoria. Questo perché per me quello che importava era solo mangiare cose che in famiglia venivano dispensate con ligure parsimonia. Tra queste c’erano anche e soprattutto quella crema di nocciole spalmabile che molto, ma molto raramente appariva come un miraggio nelle colazioni e merende mie e di mio fratello.

Ma torniamo al 2008. Inizia una nuova esperienza nella mia vita. Qualche anno prima, dopo aver preso un diploma (1989 ebbene si chiamatemi perito), che ho subito riposto nel cassetto, mi sono dedicato all’arte di guadagnare e portare i soldi a casa, anche perché al contrario delle generazioni odierne, il primo pensiero era di costruirmi una famiglia tutta mia e potevo farlo solo attraverso il vil denaro.

Guarda caso ho iniziato a lavorare per un grossista a Roma che riforniva prevalentemente gelaterie e pasticcerie e come d’incanto sono stato catapultato dentro i laboratori di questi professionisti. Coppette, palette, dischi, vassoi, semilavorati, scatole torta. Ho consegnato tonnellate di questa roba, e più tempo passava e più entravo in confidenza con i gelatieri. Con i pasticceri un po’ meno (troppo matti per rischiare).

Iniziavo a capire chi faceva un tipo di gelato e perché, quali prodotti, cosa comportava in termini economici la scelta di un prodotto al posto di un altro. Cosa comporta in termini di qualità, la scelta di altri. Ho fatto miei termini come struttura, overun (spero si scriva così), consistenza, palatabilità, macchina orizzontale o verticale. Nucleo o neutro, basi 50 100 150 200 250, basi UHT, paste e pesti.

Ormai ne è passato di tempo e con molti sono anche diventato amico. Quando arrivi ad essere il confidente non di uno, ma centinaia di professionisti, inizi ad avere un quadro chiaro di questo mondo gelato. Passano gli anni e mi ritrovo da autista, magazziniere, a rappresentante. Chi c’era prima di me aveva ben pensato di rubare dei soldi e come d’incanto sparì lasciando un posto per me. Negli anni ho fatto crescere la mia esperienza delle persone, come comunicano tra loro, quali sono le loro esigenze, perché compiono determinate scelte.

Ho sempre vissuto di PR anche quando ero operaio, e fare domande per conoscere le persone fa parte da sempre del mio DNA. e considerato che ora ho il quadro generale sotto gli occhi, posso permettermi di esprimere un pensiero.

Questa guerra del gelato sta portando ad un bagno di sangue migliaia di piccoli imprenditori.

Il momento della gelateria italiana è tanto in crescita di numeri, quanto fortemente strumentalizzato e penalizzato. Mille Faide interne su quale sia il gelato più buono, più di qualità, più artigianale, più a km 0, più biodinamico, più vegano, più naturale, più buono da dare agli animali,n più gelato del gelato industriale. Devo continuare?

37000 realtà (circa), che dispensano il gelato in Italia, ed ognuna fa strada per sé. Il risultato è quello che vediamo tutti i giorni con i nostri occhi. Una gigantesca Babilonia di opinioni ed urla mediatiche che creano una confusione immensa nei consumatori, che vorrebbero prendere in mano la situazione

Non sono più gli anni 90 da una infinità di tempo, però aziende e professionisti (molti, non tutti) sembra non se ne siano accorti. Provano a riempire di parole ed effetti speciali (vale anche per concetti che dovrebbero essere semplici come biologico e naturale), idee vecchie come il mondo, ma che vengono illustrate come se ci stessero portando l’acqua con le orecchie (lo so è una visione decisamente pittoresca). Per carità ad ognuno il suo mestiere, e se il loro mestiere è avere un’etica tutta loro si accomodassero..

Questo atteggiamento sta irritando sempre più i consumatori di gelato, ma il risultato è che ne stanno pagando il prezzo moltissime piccole attività. La poca chiarezza sul concetto di artigianalità, non è colpa dell’industria, ma dei tantissimi piccoli imprenditori che volutamente hanno tenuto nascosto il loro processo di produzione del gelato.

In Italia sappiamo tutti come si fa la pizza, ma chi sa veramente come si fa il gelato? Perché è passato il messaggio che fare il gelato è un’arte che i marziani hanno tramandato a pochi eletti?

Ora se stai pensando di mandarmi a- f-a -n -cu- l -o, aspetta, respira e continua a leggere.

Tenere segreti processi e ricette, con la paura di essere copiati dalla concorrenza ha dato un potere immenso a chi rifornisce di macchinari e prodotti i professionisti.

La moderna tecnica ha permesso di facilitare molti processi produttivi e negli anni la vita del gelatiere si è notevolmente semplificata, però il messaggio che è continuato a trapelare per molto tempo è che ancora si mescolava a mano, usando solo latte fresco, uova e pistacchio di Bronte (sul discorso Bronte stendiamo un velo pietoso). I primi a non essere stati onesti con i consumatori, sono stati proprio quei professionisti che hanno speculato per anni sulla buona fede dei consumatori, vendendo il prodotto con ricarichi immensi, spesso non rispettando le più basilari norme igeniche e di correttezza finanziaria (non pagando tutte le tasse).

Un po’ come gli orsi con il miele, ai primi accenni di crisi, si sono riversati a migliaia sull’eldorado gelato. Pseudo imprenditori e disperati, certi di ottenere guadagni come gli spagnoli in America. Il risultato di tale scempio sociale ha totalmente appiattito l’offerta di prodotti. Ora distinguere buono da cattivo è diventato impossibile. La vasta offerta di tipologie di gelato sta ottenendo paradossalmente l’effetto contrario alla specializzazione. Ovunque ti giri trovi una gelateria, a volte camminando per strada sembra di vederci doppio visto che sono sempre più spesso una accanto all’altra. Al cliente puoi raccontargli la rava e la fava quanto vuoi, tanto ormai è arrivato ad un livello tale di saturazione (ne ha pieni i cosiddetti) che non ti crederà più.

Puoi chiamare il tuo gelato come vuoi, o porgerglielo con le mani a coppa, ma la realtà è che ti rimarrà fedele solo fino a che un concorrente non farà fuochi di artificio più luminosi. Certo il consumatore oggi è più attento a quello che mangia, e se anche non esiste una normativa definitiva sull’artigianalità del gelato a livello internazionale, riesce a decidere cosa mangiare. Però in un mondo frenetico e coinvolgente come il nostro quello che conta è ormai la sensazione che il cliente prova quando mangia qualcosa. Vuole divertirsi, svagarsi, distrarsi mentre mangia un gelato. Conta si anche la tua storia ma deve già conoscerla ancora prima di entrare in negozio. E bada bene che non sto dicendo che devi sapergli raccontare una favoletta, ma devi sapergli raccontare la verità…come se fosse una favoletta. Non tutti capiscono questo concetto.

Non farò il finto buonista dicendo che questo periodo di difficoltà passerà e torneremo tutti ad essere felici e contenti.

Come dice Frank Merenda, oggi c’è molto di meno per tutti e molto di più per pochi. Quello che accadrà a breve è che in moltissimi, vittime di questa miopia ormai patologica, (quindi senza speranza) non riusciranno più a mandare avanti le loro gelaterie, o pasticciogelaterie, o bargelatopasticcerie, o aperigelatopasticcioccolateria. Verranno lentamente, ma inesorabilmente abbandonati dai clienti. Solo i pochi che avranno soldi da spendere decideranno chi vive e chi muore, proprio come in guerra.

Quindi alla luce di queste valutazioni delle quali sono convinto, ma che non voglio importi, direi che è giunta l’ora di smettere di fare la guerra dei poveri, sventolando ai 4 venti la bandiera della qualità, vegana, a km 0, con latte crudo, con fibre naturali, con pistacchio trilobato e nocciola di bronte.

Per riavvicinare i clienti funzionerà sempre più (In termine di risultati economici) spiegargli che non siete il gelatiere più bello, bravo e figo del mondo, ma fate parte di un progetto che mette al centro di tutto lui…(no non il gelato) il cliente.

Good luck, you really need.

Renato.