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Anno 1981. Gelato cioccolato fondente e panna di Sergio il pasticcere.

1981. Noiose Domeniche d’agosto a centocelle.

Ho vissuto vent’anni al 5° piano di un palazzo a largo Bresadola, in periferia a Roma. Le vacanze estive sono state sempre un optional. Non perchè non ce le potessimo permettere. Mia madre,mio fratello ed io facevamo i pendolari dal lunedi al venerdi con Ostia. stabilimento atac per l’esattezza. Il sabato e la domenica stavamo a casa perchè c’era troppa gente.

Dicevo che le vacanze sono sempre state un optional, perchè sembra che semplicemente quei soldi bisognasse risparmiarli. ad agosto del 1981 avevo 11 anni e mi annoiavo talmente tanto che mi mancava la scuola. A quell’età avevo l’argento vivo addosso, ma ero recluso in 4 mura con tasso di umidità all’85% e temperature oltre i 30 gradi anche di notte.

Dal balcone si vedevano i parcheggi sempre più vuoti giorno dopo giorno, Tutti avevano casa al paese.Il quartiere era abitato da molti marchigiani, abruzzesi e campani che d’estate portavano le famiglie a villeggiare nelle case di famiglia, quindi anche quegli amichetti che potevano aiutarmi a sopportare la noia sparivano dai primi del mese.

Anche Sergio il pasticcere dal 10 abbassava la serranda e spariva fino alla fine del mese. Anzi resisteva qualche giorno in più e fosse stato per lui non avrebbe proprio chiuso, ma la moglie Maria era un sergente di ferro e si faceva quello che diceva lei. Un pò come mia madre, con l’unica differenza che mia madre decideva che non si andava in vacanza, e faceva credere a mio padre che era lui che prendeva la decisione.

Comunque torniamo al gelato al cioccolato.

Il primo ricordo di un cono gelato per me risale proprio al 1981, perchè Sergio quell’anno compra una bella vetrina da 12 gusti ed inizia a fare il gelatiere d’estate. Aveva anche un frigo dell’algida, e visto che lo spazio era poco dentro al locale quasi non c’entravano 3 persone.

I gusti erano quelli classici, Cioccolato al latte, pistacchio(che sapeva di mandorla), crema, nocciola, spagnola(credo), zabaione, fiordilatte, stracciatella, fragola, limone, credo che osasse una specie di tiramisù mettendo briciole di savoiardi e cacao in polvere nella crema, e l’immancabile cioccolato fondente.

The best.

Una di quelle prime domeniche di agosto mio fratello ed io ci aggiravamo come due leoni in gabbia, tra il salotto (con televisione in bianco e nero e 2 canali e mezzo), e la nostra cameretta (forno  a microonde con panorama di strade deserte, neanche il tram passava). Il caldo romano ci torturava. Cominciavamo a prendere coscienza del significato della parola AFA e anche mia madre era arrivata al limite di sopportazione.

Come per miracolo iniziò a materializzarsi in una nuvola di calda umidità l’idea di un gelato. Erano circa le 4 del pomeriggio e Sergio fatto il sonnellino pomeridiano verso quell’ora riapriva. Ma mia madre a suo dire era impresentabile con la vestaglietta ed allora con mio fratello, armati delle tremila lire per tre coni scendevamo super eccitati per questa missione.

Naturalmente dovevamo pianificare i tempi perchè correvamo il rischio di farlo squagliare. Allora mentre io andavo a prendere i tre coni, mio fratello teneva aperta la porta dell’ascensore che in 27 secondi ci portava fino al 5 piano. 3 minuti per fare i coni perchè Maria ancora non era pratica, 20 secondi dall’ascensore al negozio tra andata e ritorno. .

Ripetevo più volte a mente gli abbinamenti dei gusti, perchè sbagliare sarebbe stato tragico. 3 minuti e 47 secondi per gustare ognuno il suo cono. Prendevo sempre e solo cioccolato fondente e panna, Non sò se il ricordo è stato alterato dal tempo, ma quel cono lo ricordo enorme e sembrava non finire mai.

Forse perchè lo gustavamo in cucina, noi tre, nella penombra di una serranda abbassata, in un silenzio di sospiri, godendo del rilascio della serotonina nel nostro organismo. Il nostro cervello drogato da questo ormone della felicità ci regalò un pomeriggio di serenità, lontani dalla noia e dallo sbattimento.

Raccontare questo ricordo ,mi ha fatto rivivere tutte le sensazioni di allora, addirittura mi sembra di sentire nuovamente il sapore di quel cioccolato. Tutti noi viviamo di ricordi,sensazioni ed emozioni, anche i tuoi clienti. Raccontare il gelato raccontando noi stessi è una strada da seguire. Se con questo mio racconto sono riuscito a far affiorare qualche ricordo anche a te, sul tuo primo gelato mangiato oppure sul primo gelato prodotto, sono riuscito a creare una sensazione ,un ricordo. Ti ho coinvolto. puoi creare un percorso di emozioni da regalare ai consumatori,per farti percepire, essere il loro gelatiere.

Renato

 

Aritmetica di una strategia di marketing

Partiamo dal presupposto che la matematica ed io siamo di due pianeti diversi, un pò come gli uomini che vengono da Marte e le donne da Venere. Per questo vedere addizioni o qualsiasi operazione scaturisce in me un sorta di psoriasi psicosomatica. Però non se ne può fare a meno, ed allora eccomi quì a sommare due fattori per spiegare quella che è una strategia di marketing.

Fattore #1 : I CONTENUTI.

Tutti ( si gelatiere anche tu), producono dei contenuti con il proprio lavoro. Ogni azione quotidiana è un contenuto creato. Dal tirare su la saracinesca al far partire i frigoriferi, dal firmare una bolla di consegna del corriere che ti aspetta davanti al negozio. cominciare a preparare il gelato, smadonnare con il rappresentante perchè ha sbagliato l’ordine. Parlare con i primi clienti del giorno per avvisarli delle novità del giorno, uscire da dietro il bancone per dare personalmente il gelato ad un bambino troppo piccolo. Vuoi che continui fino alla fine della giornata?
Questi sono tutti contenuti della tua attività che potresti serenamente usare per raccontare e raccontarti a tutti i clienti. Sono tutte frecce al tuo arco per creare e rafforzare il tuo BRAND, il tuo PERSONAL BRAND. Potresti …ma quante volte lo fai? I contenuti non sono le foto delle tue opere (si ok anche quelle) torte, gelati, centinaia di foto di vaschette che per un daltonico sono solo bianche o nere. Un ottimo spunto che mi viene ora potrebbe essere quello di far finta che tutti i clienti siano daltonici e quindi se posti una foto cosa gli trasmetti?
Rileggi quello che ho scritto 13 righe sopra. Tutti questi contenuti si perdono nella frenesia di una giornata, ma se li registri? Se trovi il modo di raccontarli ai tuoi clienti? Quello che ci stanno togliendo questi tempi moderni è il piacere di assaporare la normalità della vita. Siamo sempre più in cerca dell’occasione per stupire, e cosa c’è di più semplice e coinvolgente della normalità in una società di fenomeni (generazione di fenomeni per dirla alla Gaetano Curreri).
Si è scoperto l’arcano, e cioè che ci appassionano le storie,vogliamo che qualcuno ce le racconti, vogliamo che ci sia un eroe, un cattivo, ed una morale. Ci identifichiamo nelle storie, nel suo contenuto, e chi ce le racconta è il contenitore.

Fattore #2 :IL CONTENITORE

La tv è un contenitore, i media , i social, sono contenitori. Ma senza allontanarci tanto, direi che il primo contenitore sei tu. il Primo contenitore è il tuo negozio.Il primo contenitore è il tuo gelato. Hai una responsabilità diretta sulle storie che racconti ogni giorno, perchè ancora prima di scattare una fotografia, o girare un video, e preoccuparti di postarlo su Instgram, devi raccontarlo a quella simpatica coppia di fidanzati che festeggia il loro primo mesiversario con una coppa di gelato. Devi raccontarlo alle classi delle scuole elementari, così gli racconti di quanto il tuo cioccolato al latte è più buono della nutela(ho tolto una L apposta). Devi raccontarlo agli impiegati che vogliono pranzare con il tuo gelato.
Lasciarsi fagocitare da bilanciamenti e mantecazioni è la morte di tutte le gelaterie. In quel preciso momento hai innescato il conto alla rovescia per la fine della tua attività. Probabilmente credi che la cosa non ti riguardi perchè hai una gelateria al mare e devi spingere come un matto quei 3 mesi e non hai il tempo neanche di respirare. Trovare il tempo è una assicurazione per il futuro della tua attività.
Il contenitore è uno strumento che dispensa storie, comunica e riceve informazioni dai clienti. Che sia tu o un social come Facebook, la sua ragione di essere sta nel mantenere aperto, vivo e frizzante un canale diretto. Una strategia di marketing è fatta anche e sopratutto da tutta una serie di piccoli gesti ripetuti 365 giorni l’anno. E’ in quel momento che capisci di essere un Imprenditore Gelatiere.
Renato De Santis

Strategia perdente fare solo il front-end marketing.

Qual è la prima cosa che fa un imprenditore quando vuole guadagnare di più?

Cerca nuovi clienti.

Sai che costa 7 volte di più in termini di energia e soldi acquisire un nuovo cliente piuttosto che vendere qualcosa ad un tuo già cliente? Infatti  il modo più veloce per generare fatturato per la tua attività è vendere ai tuoi già clienti. Purtroppo la maggior parte degli imprenditori non sa come contattare anche solo quelli che sono già suoi clienti.

I modelli di azienda (nel nostro caso parliamo di gelaterie) concepiti fino a qualche anno fa, sono stati creati in maniera standard ed antiquata ,senza tener conto dello scorrere del tempo e del cambiamento delle abitudini dei consumatori. Le azioni di marketing (o ritenute tali) si sono ridotte a sbagliate iniziative di pubbliche relazioni ,ridotte ad una triste pagina facebook zeppa di foto con gelati che cambiano solo di colore. Sì qualcosa sta cambiando, si vede anche dai contenuti che vengono inseriti sui social, che sono più dinamici e moderni, ma in buona sostanza il risultato finale non cambia molto.Oppure affidarsi ancora al volantinaggio,con la speranza che ogni 20000 volantini (caso reale) stampati e distribuiti a 1200€ il ritorno per quell’evento sia di 600 €.

Questo è un chiaro esempio di front-end marketing, compiere un azione per suscitare l’interesse della clientela ed invitarla a nuovi acquisti. Ma una azione di marketing come questa deve prevedere azioni successive (mai fatte) e deve avere un risultato positivo in termini di ritorno sull’investimento, ed in questo caso è stata una perdita esagerata.

Quindi già non a senso parlare solo di front-end marketing, figuriamoci se ci rimettiamo pure dei soldi. Fare un piano di marketing vuol dire pianificare il futuro della tua gelateria. Una corretta strategia di marketing prevede ed organizza le vendite successive, ai tuoi gia clienti ed ai clienti nuovi che verranno. questo porta ad un back-end marketing.

Fare  Front end e back-end marketing, è fare come Mc Donald che ti dà gli hamburger ad 1 euro, oppure avere un maxi menù con l’aggiunta di pochi spiccioli. Adottare questa strategia non vuol dire cercare di fregare il cliente con delle offerte ingannevoli, anzi il cliente può provare dei prodotti a prezzo vantaggioso. può organizzare la festa dei sui figli al Mc, può provare mille esperienze nuove durante tutto l’anno. Si è vero che la politica del Mc è quella di assuefare i clienti ai suoi prodotti, ma in fondo non vogliamo anche noi fare lo stesso con i nostri? Spesso mi ritrovo a parlare di educare i clienti al consumo di prodotti sani e nutrienti, ma questo è sicuramente lo spunto per una nuova riflessione insieme.

Renato De Santis

 

 

Il gelato fatto come una volta

Quando vado in vacanza faccio una cosa principalmente, leggo!!!

Approfitto che con la mente sono un pò scarico,e prima di partire passo sempre in libreria a comprarmi un bel libro cartaceo, da gustarmi affacciato su qualche bella insenatura marina nel Salento. Quest’anno però invece di rilassarmi,mi sono entusiasmato!!;dagli scaffali della Mondadori ho preso

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Nel mio settore ,ma credo che sia cosi in tutta la nostra Italia, è pieno di persone  piene delle loro idee ,che sanno tutto loro, che possono insegnare ,ma che non hanno niente da  imparare, che l’esperienza degli anni passati è più che sufficiente per affrontare il futuro ,perchè ormai non c’è più nulla da inventare,ma solo da copiare…etc..etc…etc e specie il mondo della gelateria,pieno di guru e santi graal non fa eccezione anzi conferma più che mai che è proprio così!!!

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Sono un fanatico di marketing  e quando vedo qualcosa di nuovo specie nel mio settore, divento un bambino goloso con il gelato in mano.

Quel pomeriggio bellissimo di inizio estate passeggiavo per piazza Navona ,con  Simona e mia madre sotto braccio,e presi dalla bellezza di una piazza inondata dal sole quasi andiamo a sbattere  contro un gruppo di persone  in fila per prendersi un gelato…da GROM ,appunto. immediatamente ho realizzato che fino a quel momento come molti miei colleghi non solo avevo parlato e discusso e giudicato GROM senza mai aver mangiato il loro gelato, ma che non ero mai nemmeno entrato in una loro gelateria!!!

Pensato questo  subito ci siamo messi in fila e dopo 10 minuti siamo riusciti ad arrivare davanti al bancone per reclamare il nostro cono.Onestamente ad oggi non ricordo quali gusti ho scelto ,uno era il gusto del mese penso con del latte di capra,ma gli altri non li ricordo,questo perchè rimasi affascinato dal metodo di praparazione dei coni,da come i conisti massaggiavano il gelato a bordo carapina ,da come lo modellavano sistemando i gusti uno sopra l’altro come fosse un palazzo di gelato.Pensai:”E’ una vita che mangio gelato,ma un’opera d’arte su un cono da passeggio non l’avevo ancora visto”.

Visto che c’ero per deformazione professionale ho allungato un occhio al laboratorio a vista, contento di non vedere il pastorizzatore, perchè  questa era una cosa che già sapevo ed era la prima cosa certa alla quale potevo aggrapparmi,ma non sono riuscito a vedere le “famigerate buste chiuse di gelato,che secondo una leggenda metropolitana erano piene di prodotto deidratato che andava allungato con acqua .

Comunque soddisfatto del mio gelato (perchè secondo il mio gusto personale è un buon gelato),un’ora più tardi sempre passeggiando nei dintorni, in una traversa di campo de’ fiori trovo un altro GROM…:”Ma crescono come i funghi?”pensai,però ho avuto l’occasione di fare un esperimento;ho fatto la mia fila,ho osservato i conisti,ho osservato il laboratorio,ho mangiato il gelato….tutto praticamente identico.

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STUPITO,ecco com’ero,stupito nell’animo,in profondità fino in fondo,questa esperienza di un pomeriggio assolato a piazza Navona illumina la mia mente ogni volta che ci ripenso.

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E poi è venuto il giorno che ho comprato il libro che parla del “gelato fatto come una volta”.Se non hai letto il libro,questa frase sembra una semplice trovata pubblicitaria,che riporta la testa delle persone a qualcosa fatto secondo la tradizione e quindi in maniera genuina senza artifici chimici o industriali,ma il perchè di questa affermazione io lo vedo nel concetto di territorio,nella costruzione di mura mura, l’azienda agricola che rifornisce la maggioranza della frutta per il gelato voluta fortemente da mr Guido Martinetti.

Se ho capito bene,leggendo questo libro -fiaba,non sono gli uomini a fare GROM,ma è GROM a fare GROM!!!

Non è un complicato meccanismo mentale,ma semplicemente il mettere insieme una serie di idee esplose subito ed azioni realizzate con il tempo e la pianificazione.Tra le pagine trovi continue citazioni motivanti e addirittura ricette semplicissime su come fare il gelato da soli a casa.Trovi la brutta storia di un vigile romano che chiede mazzette e le lacrime disperate di un bambino “…Appena assaggia il gelato il bambino ci fa un sorriso…”. E’ un buon libro da leggere con spensieratezza, puoi decidere di credere oppure no  alla grande storia che questi due ragazzi ti raccontano…io ci ho creduto

Renato