Archivi categoria: Storie di gelato

Gli elementi del valore

Quello che per noi è un fine ha bisogno di un mezzo per essere raggiunto. Quello che raggiungeremo è il nostro valore assoluto…sempre più spesso il mezzo diventa il valore assoluto.
Apprezzare qualcosa significa darle importanza; tutto quello che ti è caro può essere definito un valore. Mi riferisco in particolare ai valori della vita,a quelle cose che sono più importanti per te.

Una delle maggiori difficoltà è che noi continuiamo a porci degli obbiettivi senza sapere veramente che cosa apprezzare veramente nella vita e perciò quando raggiungiamo finalmente lo scopo, non abbiamo l’estasi della soddisfazione.
Facendo una distinzione tra fine e mezzo potrei fare l’esempio di chi vuole riuscire nella propria professione (mezzo) per potersi permettere di vivere insieme alla sua famiglia una vita in piena serenità (fine).

Troppo spesso però il mezzo tende ad assorbire completamente tutte le energie fisiche e mentali e da mezzo diventa fine.

L’eccessiva semplicità dell’esempio non deve trarti in inganno. Non c’è una morale nascosta. il mio pensiero non diventerà ancora più profondo, ma si ferma quì, a questo livello.

Questa riflessione nasce dalla lettura di uno scritto di T. Robbins sull’importanza degli obbiettivi e dei valori. E’ una riflessione che in qualsiasi momento può essere tirata fuori, perchè troppo spesso togliamo lo sguardo dai nostri piani e ancora più di frequente siamo sempre più focalizzati sul mezzo e non sul fine che vogliamo raggiungere e la nostra etica e la nostra passione si trasformano in giustificazioni ed accanimento.

Maestro Gelatiere…Mastro muratore

Papà mi raccontava spesso di come , appena sposato per sbarcare il lunario insieme ad Agostino,( suo compagno di lavoro da sempre) lavorava come cottimista e posava in opera almeno 1500 blocchi di tufo al giorno Erano già 15 anni che lavorava nei cantieri.

Ho sempre pensato che la fame doveva davvero essere tanta a quei tempi, e nonostante mi sia scontrato con lui negli anni, come solo un figlio sà fare con il padre, questa storia me lo ha sempre fatto rimanere vicino.

Negli anni a seguire, accumulando picconate, cucchiarate, e betoniere di esperienza, hanno lentamente cominciato a chiamarlo Maestro, ed ora che ha 76 anni, vederlo affascinato di fronte a qualche nuovo prodotto o tecnica di lavorazione nel campo dell’edilizia, è la mia più grande lezione.
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“Impara l’arte e mettila da parte”

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Probabilmente me lo dirà finchè avrà fiato.

Ora alla luce di questa storiella strappa lacrime, come vogliamo considerare il ruolo del Maestro Gelatiere? Oso fare un paragone tra le due figure professionali, perchè vedo alcuni punti in comune, ma sicuramente quello che li accomuna più di tutto è che  sono entrambi degli artigiani.

E’ pur vero che un muratore fà una vita decisamente più dura, esposto alle intemperie, più soggetto agli infortuni, compie di continuo sforzi fisici, quindi direi che se un uomo ha la costanza di continuare su questa strada , il titolo di Maestro se lo guadagna abbondantemente.

Non da meno è il maestro gelatiere che si guadagna il titolo con il sudore della fronte, con gli anni passati a studiare e sperimentare, e ripulire I laboratori, a miscelare e mantecare centinaia di kili di gelato nel week end, quando tutti I suoi amici vanno al mare.  Quando decide di fare un corso di aggiornamento o di andare a distribuire gelato nelle scuole o negli ospedali.
Sono il tempo e le esperienze accumulate che fanno di un artigiano, un maestro, e non tirare su una serranda  e cominciare a mantecare.

Se è vero che iniziare a produrre gelato oggi con l’aiuto dei moderni strumenti non è difficile, è ancor più vero che questa facilità rende maggiormente difficile farsi percepire dai consumatori come diversi da tutti gli altri.
Si diventa maestri quando sono gli altri che cominciano a chiamarti così, ed allora la percezione che darai di te e del tuo lavoro sarà quella giusta.

L’eccezionalità in 4 lettere

Avere l’umiltà di aprire gli occhi e le orecchie per imparare dai migliori è l’ unica vera differenza.
Puoi seguire una strada tutta tua, essere innovativo, pensare che il passato è semplicemente passato, che bisogna guardare al futuro, alle nuove tecniche, agli insegnamenti che vengono da guru che se vai a vedere non si sono mai sporcati le mani.
 
Puoi pensare tutto questo, anzi spero che tu lo faccia, perchè così solo io posso attingere alla fonte dell’esperienza di persone come Ilia.
 Ci conosciamo dal 2008 ed era appena entrata nel mondo della gelateria. La sensazione immediata è stata quella di trovarmi di fronte una donna con l’X Factor.
Ha la sua attività ad Ostia. La grandissima energia che esplode ogni volta che qualcuno prova a raggirarla (sembra un drago) è il carburante che tutti le invidiano.
Il suo personalissimo modo di rapportarsi alla clientela, è criticato oltremodo da concorrenti e clienti “difficili”, ma tirando le somme da lei c’è sempre la fila.
 
Non ho intenzione di fare nessun accenno al suo gelato, Non è questo che la rende differente.
Ilia mi ha insegnato l’arte del riconoscere i bisogni dei clienti, quello che li attira nella sua gelateria ( non è la location come dice chi la invidia) anche se aiutà.
Ilia mi ha insegnato ad osservare e ad avere una visione su come potrebbe essere il futuro. La location che tutti le invidiano è rimasta sfitta per mesi, perchè la reputavano cara.
Lei non spende una lira( o euro) per pubblicità.
Ha una pagina facebook con ultimo post 9 marzo 2014
Ilia non ha uno smartphone.
Non so nemmeno se ha un sito.
 
Se vai su Trip troverai appunto chi la odia e chi la ama.
Non si può piacere a tutti, d’altronde nel mondo tutti ci rapportiamo con chi andiamo d’accordo (nella maggior parte dei casi).
 
Ilia ha nel DNA quello che molti devono studiare per anni. Le riesce naturale fare tutti i giorni quello di cui c’è bisogno.
Nel mio lavoro spiego che un piano di marketing è fatto da una serie di azioni quotidiane compiute tutti i giorni.
Ilia mi ha fatto VEDERE come si fà.
 
Non è più una bambina e a volte può sembrare che gestire il rapporto con lei sia difficile. Ma se ti riesce di vedere l’eccezionalità del professionista e della donna che hai di fronte, capisci che non puoi lasciarti sfuggire l’occasione di imparare.
Renato

“Volevo mangiare il baccala alla vicentina “

E’ un mucchio di tempo che dico di approfittare della prima occasione per mangiare il baccala alla vicentina, e ieri sera all’uscita dalla fiera del gelato decidiamo insieme ad alcuni amici colleghi di andare a cena insieme in un ristorante vicino.

In 8 a tavola tutti affamati bramavamo che qualcuno ci portasse da mangiare. Il titolare, molto cortese ci propone del baccalà freschissimo che se vogliamo può cuocerlo alla vicentina.

Bingo. Finalmente potrò dire anche io di aver mangiato il baccalà alla Vicentina. Però è proprio il caso di dire che ho fatto i conti senza l’oste.

30 minuti dopo e con in mezzo un antipasto di mare ci arriva sù un bel piatto di ardesia ,Lui. Bello e profumato mi innamoro subito,ma quì il colpo di scena.

Uno di noi comincia a parlare da solo e ad avere le movenze e le espressioni di  un posseduto da demoni malvagi. Sembrava il Diavolo asperso con acquasanta, si contorceva su quella sedia con una faccia disgustata dicendo frasi tipo “E’ vecchio”, “non lo mangio altrimenti mi sento male”, “Voi fate come vi pare, ma io vi consiglio di non mangiarlo, anzi ora mi vado a lamentare.”

L’amico si alza e sparisce, lasciandoci lì che ci guardavamo in faccia gli uni con gli altri senza sapere cosa dire. Alla fine tutti convinti dalla storia che ci era stata raccontata, decidiamo di non mangiarlo e di farci portare qualcos’altro. Povero ristoratore, gli abbiamo fatto un cappotto di critiche che poteva andarci in Siberia per quanto era spesso.

Salto direttamente alla fine della storia. Questa mattina incontro uno chef rinomato e gli racconto la disavventura,riportando da bravo italiano le mie lamentele, ma lui mi butta giù dal mio trono di criticone e mi dice che il baccalà alla vicentina ha le caratteristiche del prodotto che ci era stato servito e che siamo stati tutti dei polli a non godercelo, ma a rimandarlo indietro.

Ora apparte il fatto che mi sento più stupido di un pollo, e per fortuna mi sono trattenuto dal fare una cattiva recensione su trip, penso di aver imparato una lezione che spesso insegno ma non pratico.

Quello che conta sono le percezioni, e noi ci facciamo un’idea della realtà sulla base di queste. quindi la realtà è la nostra percezione.

Il marketing che fai nella tua gelateria è costruito per far provare percezioni ai tuoi clienti, in modo che sentano di immergersi nella tua realtà ogni volta che varcano la soglia del tuo negozio. Quindi se ancora non ti sei fatto questa domanda, chiediti come vuoi che ti percepiscano i tuoi clienti, ed in base a questa prima domanda, chiediti anche chi vuoi che siano i tuoi clienti

Naturalmente voglio ripeterti il concetto fondamentale che l’unico marketing che funziona per te è quello che racconta la tua verità, la tua missione, il tuo perchè.

A presto.

Renato

 

Il gelato fatto come una volta

Quando vado in vacanza faccio una cosa principalmente, leggo!!!

Approfitto che con la mente sono un pò scarico,e prima di partire passo sempre in libreria a comprarmi un bel libro cartaceo, da gustarmi affacciato su qualche bella insenatura marina nel Salento. Quest’anno però invece di rilassarmi,mi sono entusiasmato!!;dagli scaffali della Mondadori ho preso

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Nel mio settore ,ma credo che sia cosi in tutta la nostra Italia, è pieno di persone  piene delle loro idee ,che sanno tutto loro, che possono insegnare ,ma che non hanno niente da  imparare, che l’esperienza degli anni passati è più che sufficiente per affrontare il futuro ,perchè ormai non c’è più nulla da inventare,ma solo da copiare…etc..etc…etc e specie il mondo della gelateria,pieno di guru e santi graal non fa eccezione anzi conferma più che mai che è proprio così!!!

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Sono un fanatico di marketing  e quando vedo qualcosa di nuovo specie nel mio settore, divento un bambino goloso con il gelato in mano.

Quel pomeriggio bellissimo di inizio estate passeggiavo per piazza Navona ,con  Simona e mia madre sotto braccio,e presi dalla bellezza di una piazza inondata dal sole quasi andiamo a sbattere  contro un gruppo di persone  in fila per prendersi un gelato…da GROM ,appunto. immediatamente ho realizzato che fino a quel momento come molti miei colleghi non solo avevo parlato e discusso e giudicato GROM senza mai aver mangiato il loro gelato, ma che non ero mai nemmeno entrato in una loro gelateria!!!

Pensato questo  subito ci siamo messi in fila e dopo 10 minuti siamo riusciti ad arrivare davanti al bancone per reclamare il nostro cono.Onestamente ad oggi non ricordo quali gusti ho scelto ,uno era il gusto del mese penso con del latte di capra,ma gli altri non li ricordo,questo perchè rimasi affascinato dal metodo di praparazione dei coni,da come i conisti massaggiavano il gelato a bordo carapina ,da come lo modellavano sistemando i gusti uno sopra l’altro come fosse un palazzo di gelato.Pensai:”E’ una vita che mangio gelato,ma un’opera d’arte su un cono da passeggio non l’avevo ancora visto”.

Visto che c’ero per deformazione professionale ho allungato un occhio al laboratorio a vista, contento di non vedere il pastorizzatore, perchè  questa era una cosa che già sapevo ed era la prima cosa certa alla quale potevo aggrapparmi,ma non sono riuscito a vedere le “famigerate buste chiuse di gelato,che secondo una leggenda metropolitana erano piene di prodotto deidratato che andava allungato con acqua .

Comunque soddisfatto del mio gelato (perchè secondo il mio gusto personale è un buon gelato),un’ora più tardi sempre passeggiando nei dintorni, in una traversa di campo de’ fiori trovo un altro GROM…:”Ma crescono come i funghi?”pensai,però ho avuto l’occasione di fare un esperimento;ho fatto la mia fila,ho osservato i conisti,ho osservato il laboratorio,ho mangiato il gelato….tutto praticamente identico.

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STUPITO,ecco com’ero,stupito nell’animo,in profondità fino in fondo,questa esperienza di un pomeriggio assolato a piazza Navona illumina la mia mente ogni volta che ci ripenso.

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E poi è venuto il giorno che ho comprato il libro che parla del “gelato fatto come una volta”.Se non hai letto il libro,questa frase sembra una semplice trovata pubblicitaria,che riporta la testa delle persone a qualcosa fatto secondo la tradizione e quindi in maniera genuina senza artifici chimici o industriali,ma il perchè di questa affermazione io lo vedo nel concetto di territorio,nella costruzione di mura mura, l’azienda agricola che rifornisce la maggioranza della frutta per il gelato voluta fortemente da mr Guido Martinetti.

Se ho capito bene,leggendo questo libro -fiaba,non sono gli uomini a fare GROM,ma è GROM a fare GROM!!!

Non è un complicato meccanismo mentale,ma semplicemente il mettere insieme una serie di idee esplose subito ed azioni realizzate con il tempo e la pianificazione.Tra le pagine trovi continue citazioni motivanti e addirittura ricette semplicissime su come fare il gelato da soli a casa.Trovi la brutta storia di un vigile romano che chiede mazzette e le lacrime disperate di un bambino “…Appena assaggia il gelato il bambino ci fa un sorriso…”. E’ un buon libro da leggere con spensieratezza, puoi decidere di credere oppure no  alla grande storia che questi due ragazzi ti raccontano…io ci ho creduto

Renato